Armonia

ORIGINI DELL’ARMONIA TONALE

Nel passato la teoria musicale ha interpretato in diversi modi la verticalità armonica. Tra questi si è affermato il sistema che ha offerto maggiori possibilità di sviluppo e rinnovamento.

Verso la fine del Cinquecento il diffondersi della monodia e del basso continuo contribuirono a far emergere le diverse relazioni che si instaurano nelle successioni accordali quando gravitano intorno ad un centro armonico. Anche la scrittura contrappuntistica di questo periodo andò gradualmente modificandosi, ma una nuova impostazione teorica venne codificata solo nei secoli successivi.

Con la pubblicazione del Traité de l’harmonie réduite à ses principes naturels (1722) il compositore e teorico francese Jean-Philippe Rameau contribuì in modo determinante ad avviare una innovativa interpretazione dell’armonia. Alla base delle sue teorie vi è l’assunto che un accordo non è la semplice combinazione di suoni derivati dalla scrittura contrappuntistica, ma un’unità primaria e indivisibile, dove le note risultano ordinate per terza sul suono fondamentale.

Con la teorizzazione dei gradi armonici e con il nuovo concetto di nota fondamentale, da cui derivò quello di rivolto, Rameau individuò nel rapporto risultante tra le fondamentali degli accordi la “coesione delle successioni armoniche“ classificando le funzioni di tonica, sottodominante e dominante.